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ARCHEOLOGIA E PROFEZIA

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ARCHEOLOGIA E PROFEZIA

( IMMAGINE 1, titolo )

(Far apparire in sequenza lo sfondo con il titolo generale e il titolo della conferenza)



Introduzione

Per i credenti la Bibbia ha sempre rappresentato la base insindacabile della loro fede. Alle sue affermazioni si credeva come se fosse Dio stesso a parlare direttamente. Fino all'epoca dell'Illuminismo e del Razionalismo ( secoli XVIII e XIX ).

L'aggiornamento di svariati criteri di natura scientifica, geografica e astronomica fece sorgere in quei secoli degli interrogativi sull'attendibilità o meno dei racconti relativi alla storia antica ed all'antica religione, racconti che i nostri predecessori accettavano senza discussione.

Si cominciò ad esaminare a fondo le opere degli autori classici, col risultato che non poche affermazioni apparvero o discutibili o addirittura avventate e prive di fondamento. E questo anche per le Sacre Scritture.

E' anche accaduto che gli stessi religiosi abbiano gettato discredito sulla Bibbia facendole dire ciò che non ha mai avuto intenzione di dire. Non era infrequente, neppure adesso lo è, che le chiese abbiano utilizzato le Sacre Scritture più per sostenere i pregiudizi e i privilegi su cui erano fondate che non per far conoscere al mondo il reale contenute di quelle pagine.

Proprio i cristiani, nel corso dei secoli, hanno offerto al mondo spettacoli degni di congreghe di terroristi. M 646e410g a non solo i cristiani.

I crociati partivano, spade in pugno, per staccare teste di infedeli. Hitler faceva scempio dell'Europa facendo marchiare a fuoco sui cinturoni dei suoi soldati il motto "Gott mit unz" (Dio è con noi).

Molte persone avrebbero avuto piacere a conoscere il cristianesimo e la Bibbia, ma sono state frenate, scandalizzate.

Comunque, anche senza gli scandali dei cristiani, il corso della storia e le scoperte scientifiche avrebbero posto la Bibbia sul banco degli imputati.

Verso la fine del secolo XIX si formò l'idea e la tendenza ad esaminare con occhio critico i racconti storici della Bibbia: sorse l'alta critica. Questo metodo d'indagine fu applicato dapprima al libro del Genesi e in seguito a tutti gli altri. Si finì col mettere in dubbio il valore della Bibbia come documento storico.

Circa nella stessa epoca, però, nacque anche una nuova scienza: l'archeologia biblica.

Gli inizi

Tutto comincia con la campagna napoleonica del 1778 in Egitto. Nel 1799, un ufficiale di Napoleone, Broussard, rinviene la celebre "Pietra di Rosetta" ( IMMAGINE 2 ) che prende il nome dal luogo di ritrovamento.

Nel 1832 lo studioso Champollion ( IMMAGINE 3 ) riuscì a decifrarne le scritte: la pietra conteneva un decreto in onore di Tolomeo V, del 196 a.C., scritto in tre lingue: geroglifica egiziana, demotica egiziana (lingua del popolo), e greca.

Champollion cominciò a decifrare la più semplice, la greca, e giunse a scoprire il linguaggio dei geroglifici, rimasto nell'oblio per millenni.

Negli stessi anni in cui Champollion decifrava la scrittura geroglifica, Henry Rawlinson, già ufficiale della Compagnia delle Indie Orientali, viaggiava attraverso la Persia. Volle vedere la famosa roccia di Behistun ( IMMAGINE 4 )

(Citazioni utili: A )

Questo bassorilievo conteneva un'iscrizione che inneggiava a Dario I e lo rappresentava dominante su ribelli sottomessi ( IMMAGINE 5 ). Anche in questo caso lo scritto era riportato in tre lingue: antico persiano, babilonese e elamitico.

Rawlinson partì dalla lingua più semplice, l'antico persiano, e nel 1857 riuscì a decifrare e a far conoscere al mondo la lingua dei babilonesi.

La strada era spianata: ormai le scritture egizia e babilonese erano state decifrate e le scoperte che si sarebbero fatte di li a poco non avrebbero avuto segreti

Sargon II

Intorno al 1840 il console francese Emile Botta scavò a Khorsabad ( IMMAGINE 6 ) nelle vallate del Tigri e dell'Eufrate, nell'odierno Iraq. Era il periodo in cui gli studiosi criticavano la Bibbia e ne sminuivano l'autenticità in materia storica. Si prendeva in prestito un versetto, Isaia 20:1

( IMMAGINE 7 ), e si affermava che le vicende e i personaggi di cui si parlava non trovavano conferma in nessun documento storico conosciuto. Quindi, si concludeva: la Bibbia non è attendibile poiché parla di personaggi inesistenti.

Ma il palazzo scoperto da Botta a Khorsabad era proprio il palazzo di re Sargon d'Assiria (IMMAGINI 8,9,10 ) .

Nel sito venne ritrovato un prisma sul quale erano narrate le gesta del re Sargon II. Vi era scritto

( testo che scorre a fianco dell'IMMAGINE 11 ) : "Ho assediato e conquistato Samaria e deportato 27.290 dei suoi abitanti, insieme ai loro carri".

Da quel momento le parole che erano risuonate come un canto funebre per la Bibbia divennero un canto di lode alla sua attendibilità; è vero: solo la Bibbia parlava di Sargon, e nessun documento attendibile dell'epoca; quindi, la Bibbia era già , molto più attendibile dei documenti più attendibili.

Nimrud

Ma la Bibbia stava per ricevere ulteriori riconoscimenti.

Nel 1845 l'inglese Henry Layard scava a Nimrud (la biblica Calah) (IMMAGINE 12 ),

( IMMAGINE 13 ). Anche lui scopre i resti di magnifici palazzi ( IMMAGINE 14 ) ornati da bellissimi rilievi scolpiti in pietra. Porta alla luce ( IMMAGINE 15 ) i famosi Karabu, i tori alati, che gli antichi Assiri ponevano a guardia delle porte delle città, o dei templi, affinché li proteggessero ( IMMAGINE 16 )

Veniva così confermata un'altra affermazione della Bibbia (IMMAGINE 17, testo ). Nel brano di Genesi 3:24 si legge: "Così egli scacciò l'uomo; e pose ad oriente del giardino d'Eden i cherubini... per custodire la via dell'albero della vita".

L'usanza di porre i tori alati a guardia degli edifici risale a tempi immemorabili e ricorda una precisa iniziativa divina.

Layard, scavando a Nimrud fece altre sorprendenti scoperte.

Nella Bibbia ( IMMAGINE 18, testo ) (I Re 22:39), si fa riferimento ad un palazzo di avorio, costruito dal re d'Israele Achab.. Gli studiosi pensavano che lo scrittore sacro avesse esagerato e si dovesse intendere che le pareti dell'edificio fossero state dipinte del color dell'avorio.

Gli scavi di Nimrud portarono alla luce una gran quantità di placche di avorio finemente lavorate.

( IMMAGINI 19, 20 ). Erano resti di bottini di guerra con i quali i re Assiri, e non solo loro, decoravano i loro palazzi, dopo aver spogliato quelli dei nemici. Nessuno, a quell'epoca poteva immaginare da dove provenissero quei reperti. 

In epoche più vicine a noi (1931-1935) si intrapresero gli scavi in Palestina, nel sito di Samaria (l'attuale Sebaste) ( IMMAGINE 21 ), e gli studiosi portarono alla luce le rovine del palazzo di Achab ( IMMAGINE 22 ). Tra le macerie ritrovarono frammenti di pannelli d'avorio lavorato: erano identici a quelli trovati decine di anni prima a Nimrud da Layard.( IMMAGINE 23 ).

Si scoprì che il palazzo di Achab, saccheggiato dagli Assiri nel 722 a.C., era stato realmente tappezzato da pannelli in avorio e che i frammenti ritrovati in loco erano i resti di pannelli rottisi durante il saccheggio.

Per usare un'immagine è come se a Nimrud Layard avesse trovato le ricevute e gli archeologi di Samaria ne avessero ritrovato le matrici.

Ricordiamo che il re Achab aveva sposato Jezebel, una donna fenicia, e i fenici erano abili maestri nell'intarsio dell'avorio.



Le affermazioni bibliche riguardo il palazzo d'avorio di Achab trovarono ampia conferma grazie alla scienza archeologica.

Ninive

Di fronte all'odierna Mosul, nella collinetta di Kuyunjik, Botta scoprì l'antica Ninive

( IMMAGINE 24 ), la capitale degli Assiri.

Vennero alla luce i resti della grande biblioteca del re Assurbanipal. Si trovarono migliaia di tavolette cuneiformi rimaste sepolte da millenni. Queste furono decifrate a partire dal 1872.

Con gran sorpresa degli studiosi si scoprì, incisa a caratteri cuneiformi, la storia del diluvio, anche se con toni e immagini diverse dal racconto biblico ( IMMAGINE 25 ).

Saltarono fuori anche parecchi nomi di personaggi di cui parlava la Bibbia.

In un cilindro si poterono leggere i nomi di Sennacherib, re degli Assiri, e di Ezechia, re di Giuda ( IMMAGINE 26 ). Un passo particolare dello scritto recita così: "Quanto a Ezechia, il giudeo che non si è voluto sottomettere al mio potere, ho assediato e conquistato 46 sue città fortificate e ho chiuso lui stesso a Gerusalemme, la sua città reale, come un uccello in gabbia".

Il passo da piena credibilità al racconto che la Bibbia fa della vicenda di Ezechia e che è riportata nel II libro dei Re.

Tuttavia della grande capitale dell'Assiria, Ninive, non resta quasi più nulla.

Il turista che ne volesse visitare il sito non può che restare deluso. Eppure aveva 12 km di perimetro e circa 175.000 abitanti.

Una profezia ne aveva previsto la caduta.

Ninive cadde nel 612 a. C. per opera dei Medi e dei Persiani; il profeta Nahum ( IMMAGINE 27, testo )14 anni prima, nel 625 a.C., aveva urlato queste parole: "Guai a te città sanguinaria...'Ninive è distrutta', si griderà. I suoi abitanti sono stati deportati in esilio. I suoi capi sono stati messi in catene... tutti quelli che ti vedranno fuggiranno lontano da te, e diranno: 'Ninive è devastata' " (Nahum 3:1-7).

Molti avevano desiderato che Ninive cadesse (IMMAGINE 28 ). Molti popoli erano stati assoggettati e governati con pugno di ferro dagli Assiri ( IMMAGINE 29 ). Quei popoli, nel 612 a.C., si coalizzarono, attaccarono Ninive, ne bruciarono i palazzi. L'ultimo re morì con la famiglia nel rogo del palazzo reale.

200 anni dopo, Senofonte, in marcia per la battaglia di Kunaxa, vide un cumulo di terra che lo incuriosì (vi erano interrate le macerie di Ninive): chiese informazioni su cosa ci fosse sepolto sotto; nessuno seppe dargli una risposta.

Pochi secoli dopo, lo scrittore Luciano affermò che nessuno sapeva dove fosse Ninive. Se ne erano praticamente perse le tracce.

Siccome non se ne trovava l'ubicazione, gli studiosi pensarono che gli antichi scrittori avessero esagerato nella descrizione delle sue strutture.

Invece Ninive era esattamente come descritta nella Bibbia, ed esattamente, come aveva profetizzato Nahum, fu ridotta da un cumulo di macerie.

Quando Nahum aveva proclamato il suo vaticinio Ninive era all'apice del suo splendore;

era il centro del mondo ( IMMAGINI 30, 31 );

ospitava gli uffici governativi;

i suoi monarchi governavano su un territorio che andava dalla Persia all'Arabia, dal Mediterraneo all'Etiopia;

nessuno avrebbe mai potuto immaginare un suo crollo.

Invece era proprio ciò che aveva profetizzato Nauhm.

Ciò che oggi resta di Ninive conferma pienamente quell'antica profezia e rende credibile il libro che la contiene ( IMMAGINE 32).

Babilonia

Dal 1899 al 1917, il professor Koldeway scavò sul sito di Babilonia. Quello che apparve ai suoi occhi confermava tutto ciò che della città avevano scritto gli antichi ( IMMAGINE 33 ).

(Citazioni utili: B )

L'antica Babilonia era difesa da doppie e massicce mura ( IMMAGINE 34 ): tra un bordo e l'altro vi era una strada su cui poteva passare comodamente un carro.

Ogni 50 metri le mura erano interrotte da una imponente porta ( IMMAGINE 35 ).

La porta principale ( IMMAGINE 36 ), detta porta di Ishtar, era, come altri palazzi della città, rivestita da mattonelle maiolicate e colorate ( IMMAGINE 37).

Da essa partiva un lungo viale che portava le processioni cerimoniali direttamente al tempio di Marduk ( IMMAGINE 38 ).

Una singolare caratteristica della città erano gli stupendi giardini pensili ( IMMAGINE 39 ).

Tra le sue mura vi erano costruiti 53 templi, 955 santuari, 385 altarini ( IMMAGINE 40, con testo).

La sua Ziggurat (tempio) misurava 90 metri in altezza.

Basti pensare che il perimetro delle mura dell'antica Atene, nel pieno del suo splendore, misurava circa 6 km; quello della Roma imperiale misurava 9 km, invece il perimetro delle mura di Babilonia si snodava per circa 15 km.

Sembrava immortale.

Il profeta Daniele ( IMMAGINE 41, testo ) nel suo libro racconta uno spaccato della vita del grande monarca babilonese Nabucodonosor. Lo dipinge mentre contempla con orgoglio la splendida città di Babilonia: "L'anno successivo mentre il re passeggiava sul terrazzo della reggia di Babilonia esclamò: 'Ecco Babilonia, la grande città da me costruita... essa mostra la mia grande potenza e il mio potere glorioso'" (Daniele 4: 29,30).

Il racconto biblico è confermato da una tavoletta in cuneiforme ( IMMAGINE 42) ritrovata dagli archeologi: "Io Nabucodonosor ho autorizzato e diretto la costruzione di Babilonia la città santa, la gloria dei grandi dei, con opulenza e magnificenza. Nessun re tra i re, ha edificato quello che io ho mirabilmente dedicato a Marduk... possa la mia vita essere lunga".

Ma non durò a lungo

Prima che Babilonia giungesse all'apice della sua potenza, un'altro profeta della Bibbia, Isaia (700 a.C.), con decine di anni di anticipo, previde il crollo della grande città ( IMMAGINE 43, testo ): "Babilonia è la città più bella, l'orgoglio del suo popolo... mai più nessuno l'abiterà. Nessun nomade vi pianterà la sua tenda... lì si raduneranno gli animali del deserto e i gufi vi costruiranno i loro nidi... ululati di iene e di sciacalli risuoneranno nelle torri e nei palazzi sontuosi" (Isaia 13:19-21).

Nel 538 a.C. i Medo-Persiani guidati da Ciro distruggeranno Babilonia ( IMMAGINE 44 ).

Nel 537, un anno prima del crollo della città, un'altro profeta ( IMMAGINE 45, testo ), Geremia, aveva decretato: "Babilonia diventerà un monte di rovine... una desolazione, una terra arida, un deserto" (Geremia cap. 51).



Negli anni '60 l'archeologo Siegfried Horn ( IMMAGINE 46 ) visitò le rovine di Babilonia. La guida gli fece notare dei buchi nelle mura diroccate: all'interno vi erano nidi di gufo (IMMAGINE ).

Mentre i due parlavano ancora, da dietro alcuni mucchi di pietre spuntò uno sciacallo. Horn non poté fare a meno di rammentare le parole pronunciate 27 secoli prima da Isaia.

Nei tempi antichi era rarissimo che uno sciacallo potesse entrare all'interno delle città, così potentemente fortificate. Nel caso fosse avvenuto avrebbe meritato una menzione speciale. Così avvenne.

E' stata ritrovata una tavoletta ( IMMAGINE 48) con questa notazione: "Nel 26° giorno del 12° mese nel 37° anno del regno di Nabucodonosor, uno sciacallo entrò nella città di Borsippa".

I Babilonesi antichi non avrebbero mai potuto immaginare che il passeggiare degli sciacalli tra le fondamenta dei loro palazzi sarebbe stato un fatto consueto nei secoli successivi.

Strabone, contemporaneo di Augusto, parla di babilonia come di un gran deserto.

Nel XII secolo un viaggiatore annotò che non si era potuto accostare alle rovine di Babilonia per il gran numero di serpenti e scorpioni che trovavano rifugio tra i mucchi di pietre ( IMMAGINE 49 ).

Laconico è il commento del grande archeologo Andrea Parrot; rammentando anch'esso le parole degli antichi profeti disse: "L'adempimento (della profezia) è stato totale: solitudine e mucchi di rovine. Ultima ironia: a pochi passi dalla collina di 'Babil' è stata sistemata la linea ferroviaria Bagdad-Bassora. Un cartello di legno recava, quando noi lo vedemmo per la prima volta nel 1931, questa iscrizione in inglese, con la traduzione in arabo: 'Fermata di Babilonia'.

I treni sostano per raccogliere i passeggeri. Nemmeno una stazione: una semplice sosta. Dopo essersi fermato per prendere dei viaggiatori, spesso inesistenti, il treno riparte e la solitudine è turbata solo dal suo fischio che si allontana".

Ciro

La cosa incredibile è che la Bibbia non aveva previsto soltanto la caduta e la distruzione di Babilonia, con quasi due secoli di anticipo; ma con altrettanto anticipo aveva previsto, prima che nascesse, l'uomo che avrebbe di fatto conquistato Babilonia: Ciro.

Il profeta Isaia, prima ancora che Ciro nascesse, aveva detto ( IMMAGINE 50, testo ): "Così parla il Signore al suo unto Ciro... io camminerò davanti a te... frantumerò le porte di bronzo, spezzerò le sbarre di ferro" (Isaia 45:1-3).

Nel 538 a.C., Ciro conquista Babilonia.

Il profeta Geremia, qualche anno prima che ciò accadesse, aveva profetizzato ( IMMAGINE 51, testo ): "Prosciugherò i grandi fiumi di Babilonia e farò seccare le loro sorgenti. Babilonia sarà ridotta ad un mucchio di rovine" (Geremia 51:35,36).

La città di Babilonia era attraversata da un rigagnolo del fiume Eufrate ( IMMAGINE 52 ) con le acque del quale venivano bagnati e coltivati i suoi innumerevoli giardini.

La storia con Erodoto ( Storie, Libro I, 189-191) ci dice che quando Ciro marciò verso Babilonia non riuscì a conquistarla immediatamente "Allora... adoperò un espediente di tal fatta: dispose il grosso del suo esercito al punto di ingresso del fiume, là dove esso penetra in città, e altri soldati, invece, alla parte opposta, dove il fiume esce e diede ordine alle sue forze che quando avessero visto il fiume divenuto guadabile, per quella via penetrassero in città"

Ciro, con altri uomini, deviò il corso del rigagnolo ( IMMAGINE 53 ) abbassandone il livello per renderlo guadabile; continua Erodoto: "Ottenuto tale risultato, i Persiani che avevano ricevuto gli ordini proprio in vista di questo, quando l'Eufrate si fu abbassato tanto da non giungere nemmeno a metà coscia d'un uomo, ne seguirono il corso ed entrarono in Babilonia"

Babilonia fu conquistata e i suoi "fiumi", sia in senso simbolico e spirituale, che letterale, furono veramente prosciugati.

Come aveva detto Isaia, Dio stesso permise ai Persiani di entrare in città senza difficoltà. Ancora da Erodoto apprendiamo che: "Se i Babilonesi fossero stati informati in precedenza di ciò che Ciro intendeva fare, o se se ne fossero accorti, essi dopo aver lasciato entrare i Persiani in città, li avrebbero distrutti nel peggiore dei modi... sbarrate le piccole porte che davano al fiume e saliti essi stessi sul muraglione che avevano costruito lungo le rive del fiume, li avrebbero presi come in una rete. Ora, invece, i Persiani si trovarono loro davanti all'improvviso"

Sempre Isaia parlando di Ciro, lo annunciava come liberatore del popolo di Dio.

Ricordiamo che gli abitanti di Gerusalemme erano stati deportati in Babilonia da Nabucodonosor nel 606 a.C. e vi rimasero in esilio sino al tempo di Ciro.

Isaia ( IMMAGINE 54, testo ) con quasi due secoli di anticipo annunciava liberazione e liberatore: "Io dico di Ciro: 'Egli è il mio pastore, egli adempirà tutta la mia volontà, dicendo a Gerusalemme: Sarai ricostruita!... io ho suscitato Ciro, e appianerò tutte le sue vie; egli ricostruirà la mia città e rimanderà liberi i miei esuli" (Isaia 44:26; 45:13)

Ciro emanerà un decreto ( IMMAGINE 55) nel 536 a.C. Troviamo il testo in un cilindro scoperto a Babilonia nel 1879, e nel libro biblico di Esdra: "Così dice Ciro, re di Persia: l'Eterno. L'Iddio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra (nell'originale si rivolge a Marduk), ed egli mi ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme...".

Esdra, che al tempo di Ciro era scriba (avvocato, magistrato), sottolinea l'avvenimento con queste parole: "Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola dell'Eterno dell'Eterno pronunciata per bocca di Geremia, l'Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale a voce e per iscritto fece pubblicare per tutto il suo regno quest'editto".

Tiro

Un'altra grande città del passato fu oggetto delle profezie bibliche: Tiro, la gran capitale dei Filistei.

Nel 586 a.C. il profeta Ezechiele ( IMMAGINE 56, testo ) rivolgendosi agli abitanti e ai governanti di quella città, divenuti violenti e corrotti disse: "Città di Tiro... ti assaliranno come onde del mare, distruggeranno le tue mura, abbatteranno le tue torri. Farò sparire anche le macerie, lascerò solo la nuda pietra, non rimarrà che un'isola spoglia in mezzo al mare. Dove i pescatori stenderanno le reti" (Ezechiele 26:1-5).

Quando Ezechiele fece questa profezia Tiro era nel massimo della sua potenza. Nessuno presagiva la sorte cui sarebbe invece andata incontro la città.

Noteremo tre elementi principali del vaticinio ( IMMAGINE 57 ):

1 - La città sarebbe stata distrutta

2 - Persino le macerie sarebbero sparite

3 - Sarebbe rimasto solo uno scoglio nudo su cui stendere le reti da pesca

La storia ricorda due città di Tiro ( IMMAGINE 58 ): quella continentale e quella insulare

( IMMAGINE 59 ). La Tiro continentale aveva un'isola rocciosa su cui si rifugiavano gli abitanti in caso di attacco nemico.

Nel 585 a.C. Nabucodonosor assediò la Tiro continentale. L'assedio durò 13 anni, fin quando tutto fu distrutto.

La Tiro insulare invece ebbe un nuovo sviluppo fin quando, nel 332 a.C., Alessandro Magno, volendo conquistare la città, intimò che gli fossero aperte le porte. Gli abitanti rifiutarono e Alessandro fece costruire un molo ( IMMAGINE 60 ) largo circa 60 metri, utilizzando le travi e le pietre dell'antica Tiro continentale distrutta da Nabucodonosor. Con 'ponte' improvvisato i soldati greci raggiunsero l'isola più agevolmente e poterono conquistarla. Tutto venne incendiato, 15.000 persone si salvarono fuggendo su delle barche; 8.000 persone furono uccise; 2.000 furono passate per le armi e 30.000 furono condotte in schiavitù.



Nel corso dei secoli ( IMMAGINE 61 )Tiro venne ancora ricostruita e demolita, fin quando nel 1291 gli abitanti fuggirono definitivamente.

Non è stata mai più ricostruita.

Oggi, sull'antico sito sorge il villaggio di Sur che conta poche migliaia di abitanti, soprattutto pescatori.

Ancora oggi, su quella nuda roccia che ospitava la superba Tiro, ci sono soltanto reti stese ad asciugare sotto il sole ( IMMAGINE 62 ).

Considerazioni finali

(Naturalmente le conclusioni sono lasciate alla sensibilità dell'oratore, in base al feedback osservato)

La scienza archeologica e la storia confermano pienamente molte affermazioni bibliche. La Bibbia, pur non essendo un libro di storia, non può neppure essere considerata come una raccolta di miti. Il suo messaggio centrale non riguarda la trasmissione di concetti e avvenimenti storico-letterari, purtuttavia ciò che essa afferma su quel piano è credibile.

Le profezie che abbiamo letto non sono atti e piani arbitrari di Dio che innalza o abbassa chi vuole, comprese intere città. Piuttosto esse possono essere definite come degli interventi del trascendente sul piano dell'umanità, per avvertire, curare, convertire i destinatari.

Dio vede il futuro e ,quindi, le conseguenze delle nostre scelte. E' logico che un tiranno, babilonese o assiro che sia, prima o poi è destituito da altri tiranni. Di fronte alla catastrofe Dio vuole avvertire e donare il rimedio prima che sia troppo tardi.

Naturalmente le scelte finali e le conseguenze della scelta sono lasciate totalmente alla libera volontà dell'uomo.

Profezia e archeologia si incontrano per confermarsi a vicenda e per svolgere un disegno, un progetto straordinari che vedremo insieme nei prossimi incontri.

Citazioni utili

A) Rawlinson a Behistun: Ryan-Pitman: "Il Diluvio", pag.17

"In una giornata d'autunno del 1853, lo stesso mese in cui Charles Darwin trascorreva cinque immemorabili giorni assorbito nell'osservazione dei fringuelli nelle isole Galapagos e si apriva la strada all'affermazione della sua criticata teoria dell'evoluzione, Henry Creswicke Rawlinson (1810 - 1895) corse un gravissimo rischio. Salito su un dirupo dei Monti Zagros, in Persia, aveva appoggiato sul suo fianco una scala per spostarsi lateralmente lungo una sporgenza troppo malsicura da percorrere camminando. Come Rawlinson prese a salire, sotto il suo peso i pioli si sfilarono e la scala si sfasciò. In un batter d'occhio egli si sentì precipitare insieme con l'intelaiatura sfasciata. Librato in aria, cercò istintivamente di aggrapparsi alla roccia, le mani aperte a cercare invano un appiglio sulla roccia nuda e liscia.

Mentre l'inviato britannico cercava di aggrapparsi alla pur minima crepa per arrestare la caduta, le sue dita si trovarono a stringere qualcosa di solido: un pezzo della scala sfasciata. Le estremità di uno staggio si erano infilate miracolosamente in due crepe. La caduta si arrestò.

Un momento prima Rawlinson si proponeva di salire obliquamente lungo una parete verticale dove erano incise colonne e colonne di iscrizioni in un'antica lingua scita.

Al di sopra delle iscrizioni una statua colossale dominava la parete rocciosa di Behistun (Bisutun), una sorta di antichissimo cartellone stradale.

Il gigantesco rilievo rappresentava un re potente in piedi nell'atto di giudicare nove prigionieri incatenati - il piede poggiato pesantemente sulla nuca della decima vittima. Il conquistatore, la sinistra posata sull'estremità dell'arco, teneva alta la destra in atteggiamento di venerazione a una divinità alata."

B) Descrizione antica Babilonia ad opera di Erodoto: Le Storie, Libro I, 178 - 183

" Si stende in una grande pianura; è di forma quadrata e ogni lato misura 120 stadi, di modo che il perimetro della città risulta in tutto 480 stadi... intorno ad essa corre una fossa profonda, larga, piena d'acqua; poi vi è un muro largo 50 cubiti reali ( 52,5 cm) e alto 200... Lungo la cinta delle mura si aprono cento porte, tutte in bronzo, tanto gli stipiti, quanto gli architravi. (Babilonia) è divisa, in mezzo, dal fiume che si chiama Eufrate... quanto alla città, che è piena di case a tre e a quattro piani, è divisa in strade diritte, tanto le parallele, quanto le perpendicolari che portano al fiume... La cinta di mura di cui si è parlato costituisce quasi la corazza della città, ma all'interno corre tutt'intorno un altro muro, che non è molto meno forte del primo ma è più stretto... Nel centro del sacro edificio è costruita una torre massiccia (il santuario di Marduk) lunga uno stadio e larga altrettanto. Sopra questa torre ve ne è sovrapposta un'altra e un'altra ancora sopra la seconda, e così fino a otto torri."

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